“Esistono tante paure quante se ne possono inventare”

La prima classe di disturbi fobici che possiamo descrivere è quella in cui la paura patologica si focalizza su una sola situazione; si può trattare di un animale, un oggetto, una fantasia e così via. La fobia dunque può presentarsi in una specifica circostanza, ma col tempo e in particolare a causa delle tentate soluzioni disfunzionali (ciò che la persona fa per risolvere, ma che invece peggiora la situazione) può espandersi ad altre situazioni e quindi diventare generalizzata. Come abbiamo detto, la paura patologica piò presentarsi verso qualsiasi cosa, tuttavia vi sono delle fobie più frequenti rispetto ad altre. Il timore di animali specifici come serpenti, scorpioni, insetti, è sicuramente nota e in questi casi si parla di zoofobie. Una delle più diffuse è quella dei piccioni; non è infrequente incontrare questi volatili in città e l’incremento di paura verso questo animale, indica che le fobie seguono anche l’evoluzione del nostro stile di vita.

Altre fobie comuni sono:
  • l’acrofobia (paura dell’altezza)
  • claustrofobia (paura dei luoghi chiusi)
  • fobia sociale (stare in mezzo alla gente)
  • paura di contagiarsi/infettarsi
  • paura di perdere il controllo (fino a diventare sindrome da attacchi di panico)
  • timore di eventi catastrofici (terremoti, incidenti ecc.)

Il tratto comune a queste tipologie di paura, è la reazione caratterizzata dal blocco dei pensieri, reazioni fisiologiche quali tachicardia, difficoltà a respirare, associate al comportamento evitante quindi a fuggire o chiedere aiuto. Ciò che cambia sono il livello di intensità e le specifiche tentate soluzioni messe in atto dal soggetto. Proprio la ridondante modalità di percezione e reazione piò, nel giro di pochi mesi, strutturare un disturbo fobico. Uno stratagemma utilizzato in terapia è quello del “solcare il mare all’insaputa del cielo”, stratagemma che permette alla persona di sperimentare nuove sensazioni, grazie alla messa in pratica di prescrizioni assegnate al paziente tra una seduta e l’altra. In caso di più fobie, si chiede di stilare una classifica degli evitamenti, dunque una classifica della fobia, dalla più temuta a quella meno temuta; si lavora quindi, con un oggetto fobico alla volta. Successivamente, il terapeuta strategico, costruirà l’intervento ad hoc per uscire in tempi brevi dal circolo vizioso che mantiene il problema.

Bibliografia

Nardone, G. (2013). Oltre i limiti della paura. Bur Rizzoli.