Gestire il panico con la peggiore fantasia

La paura si annulla nei suoi stessi eccessi

E. Cioran

 

Seneca scrisse che durante il suo esilio in Corsica, era preda di paure ed ansie legate alle torture a cui sarebbe stato sottoposto prima della sua condanna. Per gestire queste emozioni, anziché distrarsi, immaginava le scene più terribili su ciò che lo attendeva: in questo modo gestiva e calava la sua ansia. Possiamo dire che Seneca aveva utilizzato la prescrizione del sintomo, una tecnica paradossale che Victor Frankl nel 1946, definiva ingiunzione paradossale. La tecnica della peggiore fantasia è diventata una manovra fondamentale per il trattamento della paura patologica e in particolar modo nel trattamento del disturbo da attacchi di panico, tanto da essere descritta nel Dizionario di Psicologia dell’America Psychology Association nel 2007.

La tecnica segue dunque la logica dell’antica saggezza, quella dello “spegnere il fuoco aggiungendo la legna”, ovvero cercare di annullare qualcosa accrescendolo volontariamente. Nello specifico viene chiesto alla persona che soffre di attacchi di panico, di ritagliarsi uno spazio giornaliero di 30 minuti durante i quali bisogna immaginare gli scenari più terrificanti, cercare di provocarsi volontariamente tutte le sensazioni sperimentate durante il panico. Se la mente dovesse andare altrove, è necessario sforzarsi di richiamare tutte le immagini più spaventose, cercare di procurarsi in modo volontario l’attacco di panico. Nel mentre si può fare tutto ciò che viene da fare: piangere, urlare, rotolarsi per terra. L’importante è restare lì fino allo scadere della mezz’ora, anche se l’ansia non dovesse arrivare. Si tratta perciò di una tecnica immaginativa, un esercizio paradossale con un potere straordinario!

L’esecuzione della prescrizione per due settimane, insieme ad altre manovre ingiunte dal terapeuta, è in grado di scardinare il disturbo, rompere il circolo vizioso che lo mantiene e guidare dunque la persona verso il definitivo superamento del problema, proprio perché aiuta la persona ad uscire dal meccanismo del controllo che fa perdere il controllo. Al termine delle due settimane, l’esercizio viene mantenuto, ma eseguito ogni tre ore per cinque minuti, fino ad arrivare all’utilizzo dell’esercizio solo prima di affrontare una situazione che spaventa o al bisogno.

Il modo migliore per gestire la paura patologica è proprio quello di accrescerla  volontariamente per annullarla, provocarla per inibirla!

 

Bibliografia

G. Nardone (2016). La terapia degli attacchi di panico. Ponte alle Grazie: Milano

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